Stemma e Storia

Stemma e Storia

Lo stemma del comune:

Raffigura un albero di noce al naturale ed ha le seguenti caratteristiche: sfondo azzurro, con albero di noce al naturale nascente da prato verde, accostato dalle lettere maiuscole C N ed avente le seguenti configurazioni:
- corona: Murale di Comune;
- ornamenti: a destra una fronda d'alloro fogliata al naturale fruttifera di rosso; a sinistra una fronda di quercia fogliata e ghiandifera al naturale legate da un nastro annodato, a strisce color argento e rosso bordeaux.

 

La nascita del Comune di Nogaredo..

Nel corso del 1800 vennero costituiti i Comuni come centri amministrativi soggetti a disposizioni di legge.

Sasso e Noarna, che formavano un unico Comune, con legge austiraca del 1915 furono istituiti come due comuni indipendenti: Sasso e Noarna, che si affiancavano a quello già esistente comprendente Nogaredo e Brancolino.

In periodo fascista, con Regio Decreto datato 10 gennaio 1929, i Comuni di Nogaredo, Sasso e Noarna, con quelli di Castellano e Pedersano vennero aggregati al Comune di Villa Lagarina.

L'unione durò fino al 1955. La popolazione di Nogaredo, Sasso, Noarna e Brancolino infatti si battè per la ricostituzione di un Comune autonomo: ci furono discussioni e battaglie amministrative col Comune di Villa Lagarina da parte dei censiti di Nogaredo ma anche degli abitanti di Brancolino, Sasso e Noarna, per i quali la distanza da Villa Lagarina era molta.

Finalmente le richieste della popolazione furono ascoltate: con Legge Regionale n. 13 dd. 14.02.1955 il Comune di Nogaredo venne ricostituito comune autonomo con le sue attuali frazioni.

Il desiderio di autonomia amministrativa fu molto diffuso per orgoglio di paese ma anche per la convinzione che gestire direttamente la cosa pubblica si concretizzasse in un servizio pubblico migliore, in interventi sul territorio e iniziative a favore della comunità, in quanto un Comune piccolo forse era più semplice da amministrare.

 

Castel Noarna:

Posto su un rilievo collinare e immerso nel verde, Castelnuovo (o Castel Noarna) domina con la sua mole l'intera Vallagarina.

Salendo dalla Valle dei Molini imboccando il bivio verso Noarna, troviamo il castello sulla destra oppure, uscendo dal paese di Noarna, di fronte. L'immobile è di proprietà privata, sede di un'azienda vitivinicola.

Il nome Castelnuovo (menzionato già nel secolo XII) fa supporre l'esistenza di un edificio più vecchio e reperti di tombe romane e longobarde, rinvenimenti come una spada in bronzo, una spada ritenuta di epoca longobarda e monete romane, lo confermano. L'attuale aspetto dell'edificio è il risultato di più fasi costruttive, che risalgono al 1500-1600.

Nel '200 in possesso dei vescovi, appartenne fino alla fine del 1200 ai Conti di Castelnuovo, passò poi al potente casato dei Castelbarco (i cui feudi comprendevano, tra l'altro, anche il castello di Sabbionara d'Avio) fino al 1486 quando Giorgio e Paride di Lodron lo assalirono e conquistarono.
Con Nicolò Lodron il castello assunse l'aspetto attuale: da fortificazione di uso difensivo venne trasformato in edificio residenziale. Nicolò, investito del feudo nel 1532, sposò Gentilia Contessa d'Arco (dalla quale ebbe un figlio - Gasparo) e in seconde nozze Beatrice di Castellalto.
Nella seconda metà del 1800 la famiglia Lodron si trasferì nel palazzo di Nogaredo e il castello venne utilizzato prima solo come residenza estiva, poi, verso la fine del secolo, definitivamente abbandonato. Dal 1974 il castello è proprietà della famiglia Zani.

Il primo nucleo fu costruito sui resti di una fortificazione di epoca romana a guardia della rete viaria del tempo e a controllo della navigazione sul fiume Adige.
Si accede al castello varcando un cancello e seguendo il viale fino al ponticello soprastante il fossato che circonda l'immobile e ci immette oltre le mura, passando attraverso la torre di guardia. Ai lati del portale si notano ancora oggi i fori per le catene del ponte levatoio in legno una volta esistente, gli stemmi dei conti Lodron col leone rampante e dei conti d'Arco. Oltrepassata la torre, una gradinata ci conduce al secondo posto di guardia, formato da un portone e una finestra con inferriata, a fianco un muro merlato con i segni del camminamento delle guardie.

Nella parte centrale troviamo l'elemento fondamentale per la struttura difensiva di un castello: il Mastio (risalente al XIII secolo e non modificato da successive ristrutturazioni), formato da una torre ornata da una merlatura guelfa, due locali di guardia e le immancabili (per un castello) prigioni, dove furono rinchiuse le streghe di Nogaredo. Da notare anche gli archi a tutto sesto in pietra rossa nei muri circondanti il mastio.

Dal cortile del mastio si accede alla Cappella, con navata a crociera. La pala sull'altare (datata 1580 e attribuita a Paolo Naurizio) rappresenta l'incoronazione della Vergine e sono raffigurati anche i Santi Nicola e Francesco. La cappella fu dedicata a S. Nicola sia in onore di Nicolò Lodron, che la commissionò, sia per il motivo che tale santo era il protettore dalle pestilenze che a quell'epoca infestavano la valle. Prima di lasciare la cappella, vale la pena di notare, sopra la porta da cui siamo entrati, la loggia lignea decorata con motivi floreali da cui la famiglia Lodron assiteva alle funzioni religiose.

Tornati nel cortile, accediamo all'atrio, con una bella volta affrescata con festoni, putti, gli stemmi delle famiglie Lodron, Castellalto e Arco, episodi mitologici.
Gli affreschi della volta dello scalone d'onore (seconda metà del 1500) richiamano quelli di Michelangelo della Cappella Sistina di Roma: troviamo la creazione degli Astri, la separazione della luce dalle tenebre e una figura di Ignudo. In basso, profeti e sibille. Nelle lunette sono raffigurate scene cavalleresche ambientate nelle valli trentine (nella lunetta a fianco della porta gotica si riconosce la Vallagarina con Castel Noarna, Castel Pietra e Castel Beseno).

Salendo al piano superiore, si accede alla Stuba Magna, arricchita con affreschi raffiguranti le guerre d'indipendenza e religiose dei Paesi Bassi. Furono realizzati per le nozze di Massimiliano Lodron (figlio di Gasparo Lodron e Anna Berka) e Sibilla Fugger, nel 1602. Nella sala troviamo rappresentati gli stemmi delle famiglie Lodron, Berka e Fugger.

 

I Conti Lodron e Palazzo Lodron

Il Palazzo Lodron di Nogaredo, circondato da verdi vigneti, è citato per la prima volta nel 1553. Una scritta sopra il portale d'ingresso indica che fu edificato su preesistenze per volere del Conte Nicoló Lodron nel 1593. E' ancora di proprietà della famiglia Lodron.

Costruzione molto significativa per arte e storia, da sempre residenza nobiliare dei Lodron insediatesi sul territorio lagarino sin dal 1456, è ricordato in modo particolare come sede del tribunale nei processi alle streghe nel periodo 1647-1717.

I Lodron, uno dei casati più importanti del Trentino, erano originari della zona a nord del lago d'Idro, con possedimenti nelle valli Giudicarie, Rendena, del Chiese, fino alla Vallagarina, quando risposero alla chiamata del principe Vescovo di Trento, Giorgio Ilack. I conti di Castelbarco si rifiutavano infatti da alcuni anni di chiedergli il rinnovo delle rocche di Castelnuovo, Castellano, Nomi e Castelcorno. Il Vescovo allora incaricò i Lodron di colpire gli infedeli feudatari e così Marco di Caderzone, col padre Giorgio e lo zio Pietro, occupò Castelnuovo (Castel Noarna) e obbligò alla resa gli altri tre castelli. Come ricompensa, il vescovo affidò in feudo ai Lodron i castelli di Castelnuovo e Castellano.
Verso la metà del Cinquecento il ramo di Vallagarina si divise così nelle due linee di Castelnuovo e Castellano (che si estinse con la morte del conte Antonio, il quale fu parroco di Villalagarina e poi del duomo di Salisburgo).
Personaggio importante della famiglia fu Paride Lodron, arcivescovo di Salisburgo e figlio di Nicolò. Nato nel 1586 a Castelnuovo nella Val Lagarina, si recò a Salisburgo su iniziativa dello zio Antonio per iniziare una carriera clericale. Divenuto arcivescovo nel 1619, fino al 1653 incarnò in sé il modello ideale del principe e del vescovo. Anche dopo il suo trasferimento a Salisburgo, mantenne legami con i possedimenti Lodroniani trentini. L'architetto bergamasco Santino Solari, artefice della costruzione del duomo di Salisburgo e delle fortificazioni della città, fu incaricato di ingrandire e trasformare il Palazzo di Nogaredo. In questo periodo, quindi, l'edificio assunse l'aspetto attuale. La connessione architettonica al duomo di Salisburgo come pure al castello di Hellbrunn è evidente. Paride fece costruire la cappella dedicata a S.Carlo Borromeo, su progetto di Solari, con decorazioni della volta di Donato (fra Arsenio) Mascagni.
Paride Lodron morì nel 1653 e fu sepolto nel duomo di Salisburgo.
Quando all'inizio del Settecento il ramo di Vallagarina si estinse, subentrò ad esso quello delle Giudicarie.

Lo stemma della famiglia Lodron viene così descritto: il campo dello scudo è di colore rosso con un leone rampante d'argento, con la coda bifida intrecciata tre volte - cimiero: il leone del campo dello scudo nascente dalla corona.

Oltrepassato il portone che immette nel palazzo da Via Conti Lodron, ci si immerge nel verde del giardino dei ciliegi (come dice il nome, con molte piante di ciliegio); verso monte, un muro di cinta con una bella fontana con un leone che regge il motto "Fortitudo", emblema dei Conti Lodron. L'ingresso nobile del palazzo è sormontato da una statua in pietra calcarea che rappresenta un ufficiale imperiale in armatura (probabilmente lo stesso Nicolò). La porta nord immette in un bel viale alberato con ippocastani, fra due mura, che conduce alla località S.Lucia. Il cortile è aperto al pubblico.

Il palazzo è disposto su tre lati: un lungo corpo centrale e due ali.
Il corpo centrale è difeso verso valle da un muro con torri agli angoli. Il viale d'accesso è compreso fra due torri con naselli e feritoie.

Nelle sale del palazzo oggi si tengono concerti, manifestazioni culturali, si festeggiano matrimoni. Nel salone ogni autunno, in occasione del Festival Mozart di Rovereto viene fra altro eseguita la "Serenata Lodron ("Lodronische Nachtmusik"), che Mozart aveva composto a Salisburgo per i Lodron. La contessa Antonia Lodron era amica dei Mozart, che abitavano nella stessa via. Wolfgang Amadeus e la sorella Nannerl davano lezioni di pianoforte alle figlie della contessa. Il concerto per tre pianoforti, il K242, fu composto da Mozart per la contessa Antonia e le figlie Aloisia e Giuseppa Lodron. Quel concerto e due divertimenti del 1776-77, il K247 e il K278, che sono noti con il nome di Lodronsche Nachtmusiken (Serenate lodroniane) sono dedicati alla contessa stessa.
Durante il viaggio in Italia nel 1776 il compositore fu ospite dai Conti Lodron. Quel periodo Mozart lo volle immortalare nelle sue opere: Don Giovanni canta sul Marzemino, il vino tipico di questa regione, in un duetto con Leporello: "Versa il vino! Eccellente marzimino!".

Il centro del Palazzo è formato dalla sala del giudizio, dove furono tenuti i processi alle streghe. Il salone fu anche adibito a salone per concerti e Mozart pare fosse rimasto entusiasta dall'acustica di questa sala. Anche oggi, come allora, serate musicali, concerti o conferenze trovano in questa sala un ambiente ideale e speciale.
Il soffitto della sala da pranzo è arricchito da un affresco del XVI secolo racchiuso da una cornice ovale di stucchi. Un artista sconosciuto dipinse il Conte Ludovico Lodron in battaglia contro i Turchi. Si trova poi un grande tavolo per 16 persone, i cassettoni e un grande armadio.
Il salotto è dominato da una stufa a ole del XVII secolo e il pavimento è quello originale. Dal balcone in legno (costruito agli inizi del 1900) si può ammirare un bel panorama sulla Vallagarina.

 

La Chiesa di S.Valentino di Noarna

La Chiesa, posta all'inizio del paese di Noarna, salendo da Molini, è dedicata a San Valentino. Risale al 1636, fu ricostruita nel 1708 e benedetta nel 1728, ampliata tra il 1859 e il 1862 e restaurata recentemente (1973-1974).

La costruzione è molto semplice, con un'architettura classica e una cappella ottagonale dedicata alla Madonna Addolorata. La facciata ha un portale e capitello in pietra, due finestre, una a semicerchio ed una ottagonale. Sopra gli stipiti dell'ingresso si vede uno stemma vescovile con la scitta "A Deo gratia ed pax" (da Dio la grazia e la pace). Accanto al presbiterio c'è la Sacrestia.

Sull'arco che separa la navata dall'abside, racchiuse in una decorazione, sono incise le parole "D.O.M. - Divo S.Valentino - Dicatum - 1728" (Al Signore ottimo e massimo - A S.Valentino - dedicato 1728).

La pala dell'altare maggiore (olio su tela di autore ignoto) raffigura la Madonna con Gesù Bambino ed i Santi Valentino e Antonio da Padova. L'altare maggiore, risalente al secolo XVIII, è in marmo policromo, opera dei maestri marmisti di Castione. Il tabernacolo è invece in marmo di Carrara, dono degli abitanti di Noarna in memoria dei Caduti della Prima guerra mondiale. Alla destra dell'altare si trova una scultura in stucco raffigurante S.Antonio da Padova, mentre sulla sinistra vi è una statua di S.Valentino in stucco patinato, sempre opera dei maestri castionesi. La luce attraversa due belle finestre semicircolari a vetri policromi.

Nella navata troviamo quattro finestre semicircolari a spicchi. Ogni spicchio è decorato e, al centro, ha un medaglione con decorazioni sacre. Nei quattro spicchi sono riportate le scritte latine "Domus orationis" (casa della preghiera) e "Haec domus mea" (questa è la mia casa). Altri medaglioni con decorazioni si trovano anche nella navata.

Al lato destro della navata troviamo la cappella ottagonale dedicata alla Madonna Addolorata (festeggiata solennemente in settembre). In alto la scritta "Alla Regina dei Martiri dei SS.Rocco e Sebastiano - I Noarnesi - Salvi dal colera - nel 1855 per voto". Infatti tale cappella fu costruita in seguito al voto dei noarnesi effettuato durante l'epidemia di colera della metà del 1800. La statua della Madonna Addolorata è realizzata dallo scultore Pettena ed è in legno policromo. Un piccolo particolare: questa Vergine ha il cuore trafitto da una sola spada invece che sette come nelle altre statue di Madonne; la statua sembra quindi riassumere in un'unica sofferenza tutti i sette dolori della Madonna.
Ai lati dell'altare si notano le statue di S.Rocco in gesso monocromo bianco (datata 1955) e S.Sebastiano, sempre opere di Pettena.

 

Le Streghe di Nogaredo

Di seguito trovate narrato il processo alle streghe di Nogaredo.

Tutto ebbe inizio nell'anno 1646 nella piazza di Nogaredo. Mercuria accusò Domenica Chemelli di furto e stregoneria: a seguito di tale accusa, le due donne furono rinchiuse nelle carceri di Castel Noarna.

Ma Mercuria fu accusata a sua volta di stregoneria e, in interrogatorio, affermò che erano state Domenica e la figlia Lucia a insegnarle come diventare una strega, trattenendo l'ostia consacrata sotto la lingua dopo la Comunione e imprimendole il marchio del demonio su una spalla. Anche Lucia e Domenica vennero quindi arrestate e rinchiuse nelle carceri del castello; furono sottoposte a varie torture: il "tratto di corda" (che consiste nell'appendere il soggetto per le mani fino a spezzare i tendini o le ossa) e i "sibilli" (cioè spezzare le ossa delle mani con cunei in legno conficcati tra le dita).

Mercuria, dopo le torture subite, ammise di essere una strega, di partecipare ai sabba e di aver praticato guarigioni con unguenti satanici e polvere di ossa di persone morte. Affermò inoltre di aver avuto rapporti con tale stregone Delaito. A seguito degli interrogatori, Mercuria venne rilasciata.

Lucia invece, sotto tortura, narrò di quella volta quando, lei ed altre donne, stregarono il signor Cristoforo Sparamani: una notte, trasformate in gatti, entrarono nella sua camera da letto e lo cosparsero con un unguento dato loro dal diavolo, poi, riprese le sembianze umane, festeggiarono con pane, formaggio e vino sottratti alla sua cucina. Spesso, durante questi festeggiamenti, il diavolo si univa a loro, sotto sembianze sia umane che animali (una capra).

Successivamente, altre donne delle giurisdizioni di Castel Noarna e Castellano vennero arrestate per stregoneria. Domenica, Lucia e le altre donne, stremate dalla tortura, ammisero la loro stregoneria e narrarono di sabba e pozioni magiche.

Il processo, tenutosi a Palazzo Lodron, si protrasse per un anno. Durante il processo, l'avvocato difensore delle imputate, Marco Antonio Bertelli di Nomi, provò come gli interrogatori non fossero stati eseguiti correttamente e ottenne il permesso di far sottoporre a perizia medica le accusate. Dalla perizia risultò che le donne non portavano segni diabolici sul corpo e l'avvocato sostenne quindi come le loro colpe fossero sempre inferiori in quanto le donne sono "fragili, imbecilli nell'intelletto, ignoranti, credulone e facilmente soggiogabili".
Nonostante le tesi sostenute dalla difesa, le donne vennero dichiarate colpevoli. Qui di seguito trovate il testo della sentenza di condanna:

SENTENZA di CONDANNA delle STREGHE del 13 APRILE 1647
Noi Paride Madernino, Giudice Delegato, sentenziamo e codanniamo
DOMENICA CHEMELLI - LUCIA CAVADEN - DOMENICA GRAZIADEI - CATERINA FITOLA - GINEVRA CHEMOLA - ISABETTA e PAOLINA BRENTEGANI
che per mano del Ministro di giustizia, a tutte sopra le Giare, luogo a questo effetto destinato, gli sii tagliata fa testa dal busto, a tale che se ne morino e le anime loro si separino dalli corpi; e inoltre gli cadaveri di quelle siino abbruciati e le reliquie sue in dette giare seppellite ad esempio d'altri.

Il giorno seguente, 14 aprile 1647, in località Giare, la sentenza venne eseguita dal boia Ludovico Oberdorfer di Merano: decapitazione e successivo rogo, alla quale dovette assistere tutta la popolazione, pena un'ammenda di 25 ducati a persona.
Nel processo venne incriminato anche un uomo, Santo Graziadei, che morì in prigione nel 1651.